Studio

Roma Eur e Trastevere

Per appuntamenti

3472741274

Titolo

Autem vel eum iriure dolor in hendrerit in vulputate velit esse molestie consequat, vel illum dolore eu feugiat nulla facilisis at vero eros et dolore feugait.

Archivio dell'autore %s Pediatra Endocrinologa Roma Eur

Il ciclo mestruale: disturbi nell’adolescente

Il ciclo mestruale compare dopo circa 2 anni dall’inizio della pubertà, e inizialmente (primi 2-3 anni) si possono presentare irregolarità nella frequenza o nell’intensità del flusso. Si tratta di un fenomeno fisiologico, legato alla immaturità del complesso meccanismo ormonale che permette la fertilità: circa il 50%-80% delle ragazze nei primi 2 anni dal menarca non presenta infatti l’ovulazione e ciò causa gran parte delle irregolarità mestruali.

Oligomenorrea

Il disturbo mestruale che si presenta con maggiore frequenza è rappresentato da cicli più distanziati, la cosiddetta oligomenorrea, che si presenta in circa il 25% delle ragazze nel 1° anno mestruale e nel 20% durante il secondo anno. A questo riguardo dobbiamo però ricordare che l’intervallo che deve essere considerato normale tra due cicli non è rappresentato dai classici 28 giorni, esistendo una variabilità interpersonale sulla base della quale la norma è tra i 25 e i 35 giorni.

Sanguinamento uterino disfunzionale

Altro disturbo mestruale frequente è il sanguinamento uterino disfunzionale che si presenta prevalentemente nei primi 5 anni dal menarca ed è legato anch’esso alla presenza di cicli anovulatori. E’ caratterizzato da cicli particolarmente abbondanti e prolungati che a volte possono essere causa di anemizzazione e necessitare quindi di una integrazione farmacologica con composti a base di ferro.

Dismenorrea

Infine la dismenorrea, ovvero la comparsa di cicli mestruali dolorosi, si presenta tra il 40% e il 70% delle ragazze tra 12 e 17 anni ma, a differenza dalle precedenti, è più frequente dopo i primi 2-3 anni dal menarca, in quanto è associata alla comparsa di una ciclicità ovulatoria. Nel 15-20% delle pazienti affette può essere di entità tale da determinare assenteismo scolastico o lavorativo ed in questo caso può essere opportuna la somministrazione di FANS (anti infammatori non steroidei).

Ma, come anticipato, la maggior parte dei disturbi mestruali dell’adolescente è legata ad una semplice immaturità funzionale destinata a risolversi nel giro di 2-3 anni e pertanto, di solito, non è necessario nessun intervento diagnostico o terapeutico.

Disturbi mestruali patologici

Esistono però delle situazioni che impongono attenzione in quanto possono suggerire una causa patologica del fenomeno.

Bisogna per esempio escludere una patologia cronica sottostante, o, in caso di recente dimagramento, la concomitanza con l’anoressia nervosa ( che spesso si associa a riduzione dei cicli mestruali fino alla loro completa scomparsa). Anche lo stress prolungato o una attività fisica intensa (come accade in ragazze che praticano agonismo) possono determinare oligomenorrea.                                                                                                     

Un altro elemento da considerare è se l’irregolarità mestruale si presenta isolata o se invece si associa a sintomi di iperandrogenismo, come la comparsa di acne importante oppure di peli in sedi dove usualmente non sono presenti nella donna (faccia, torace, area attorno alle areole mammarie).                                    

Infine, in caso di sanguinamenti eccessivi deve essere esclusa la presenza di un disturbo della coagulazione che spesso esordisce nelle donne proprio con questa modalità senza che ci siano stati episodi emorragici precedenti suggestivi.

febbre nel bambino pediatra roma eur

La febbre nel bambino: consigli per una corretta gestione

La febbre nel bambino è una manifestazione molto frequente in quanto, con la crescita incontra un elevato numero di agenti infettivi (virus e batteri).

Quando è febbre e come si misura

Viene definita  febbre una temperatura al di sopra dei 37,5 gradi misurandola preferibilmente a livello ascellare con un termometro digitale lasciato a contatto per 2 minuti; in alternativa, qualora non si voglia svegliare il bambino, sono utili anche i termometri a raggi infrarossi con puntatore ottico a distanza. La misurazione in sede rettale potrebbe essere falsata in difetto dalla presenza di feci, o in eccesso in caso di infiammazione rettale per esempio  da diarrea. Sono invece generalmente sconsigliati per l’uso domestico i termometri auricolari che richiedono una corretta manualità e che possono rilevare una temperatura falsamente elevata in caso di otite.

Quando somministrare antipiretici

Si consiglia l’utilizzo di farmaci antipiretici per una temperatura superiore ai 38,5 gradi, ovvero per una temperatura che causa nel bambino malessere con interferenza nel sonno e nell’alimentazione.  La febbre di per sé, infatti, non è una malattia ma la reazione dell’organismo ad una infezione che determina la produzione di sostanze, dette citochine, utili per i processi immunitari. Impedire l’innalzamento della temperatura corporea con un uso eccessivo di antipiretici può quindi  ridurre la risposta immunitaria del bambino, come è stato dimostrato, per esempio in caso di vaccinazioni: l’uso preventivo di questi farmaci si associa infatti ad una ridotta produzione di anticorpi dopo vaccinazione. Analogamente appare inefficace la somministrazione preventiva di antipiretici per evitare le convulsioni febbrili.

Farmaci approvati per la febbre nel bambino

I farmaci antipiretici approvati per l’età pediatrica sono il paracetamolo, somministrabile dalla nascita, e l’ibuprofene, un FANS (anti infiammatorio non steroideo) che si può somministrare a partire dai 3 mesi di età o da un peso superiore a 5,6 kg. Sono sconsigliate altre molecole, in particolare l’aspirina che nel bambino può essere causa di una gravissima compromissione neurologica ed epatica detta sindrome di Reye. L’uso alternato dei due farmaci è generalmente sconsigliato in quanto si vengono a sommare gli effetti collaterali con possibile danno soprattutto a carico del rene.

Via di somministrazione

La via di somministrazione elettiva è quella orale a meno che il bambino non presenti vomito; l’uso di supposte, infatti, se permette di vincere la resistenza del bambino ad assumere farmaci per bocca, non ne assicura l’assorbimento,  in quanto nell’ampolla rettale possono essere presenti delle feci o il farmaco può essere evacuato prima che venga completamente assorbito rendendo poi difficile stabile quando ripetere la somministrazione e a quale dosaggio.

E’ infine sconsigliato l’utilizzo di mezzi fisici, quali spugnature o impacchi di acqua o alcool, che determinano una riduzione della temperatura corporea solo apparente: la cute appare più fresca ma l’interno dell’organismo può essere ancora più caldo di quanto fosse prima di applicare le spugnature come effetto della vasocostrizione cutanea.

Aiutiamoli a difendersi

Per concludere la febbre nel bambino non è di per sé una malattia ma una manifestazione dell’azione svolta dall’organismo per combattere le infezioni; come tale non va trattata ad ogni costo ma limitatamente alle temperature più elevate, per permettere al bambino la corretta attivazione delle proprie difese immunitarie.

La pubertà

La pubertà rappresenta la fase di transizione tra l’infanzia e l’età adulta durante la quale si osservano profonde trasformazioni fisiche che non solo portano alla capacità di procreare ma che incidono anche a livello psicoemotivo e neuro-comportamentale preparando il soggetto alla maturità.

Anticipo puberale nell’ultimo secolo

Negli ultimi 100 anni si è assistito ad una anticipazione dell’epoca di comparsa dello sviluppo puberale che, per esempio, si traduce nelle ragazze in un anticipo del menarca di circa 3 anni rispetto al secolo scorso. La spiegazione di tale fenomeno non è nota, si ipotizza però che alla base vi sia in primis il miglioramento delle condizioni di vita ed in particolare della nutrizione: secondo tale ipotesi la pubertà scatterebbe al raggiungimento di un certo peso corporeo ( o, meglio, massa corporea) tale da garantire la capacità di procreare. Altri elementi in corso di valutazione sono rappresentati dalla diffusione nell’ambiente di sostanze ad azione ormonale capaci di interferire con i normali processi di maturazione; tali sostanze, chiamate “perturbatori endocrini” sono presenti in molteplici oggetti e sostanze di uso quotidiano (vernici, superfici plastiche, ammorbidenti, prodotti di bellezza,ecc.).

Trasformazioni fisiche

Il primo segno fisico dello sviluppo puberale è rappresentato nelle ragazze dalla comparsa del seno (bottone mammario) e nel maschio dall’aumento di volume dei testicoli. Ne consegue che per la femmina è generalmente evidente il momento di inizio della pubertà, mentre per i ragazzi spesso i genitori fanno difficoltà a percepire tale fenomeno: la sede “nascosta” del sacco scrotale ed il naturale riserbo del bambino per la propria intimità giocano a sfavore in tale rilevazione che, oltretutto, necessita di una esatta valutazione quantitativa del volume testicolare (4 ml).

L’età di comparsa della pubertà è più precoce nel sesso femminile (8-13 anni) rispetto a quello maschile (10-14 anni).

Le successive modificazioni che si osserveranno sono rappresentate dallo sviluppo della peluria pubica ed ascellare e dalla maturazione dei genitali esterni per entrambi i sessi, dall’incremento della massa muscolare e dal cambiamento del tono della voce nei maschi, nonché da una rapida accelerazione della velocità di crescita definita scatto puberale.

Quest’ultima rappresenta un altro elemento che gioca sfavorevolmente sulla capacità di valutazione della maturazione puberale da parte dei genitori in quanto il picco di crescita si manifesta nelle ragazze in concomitanza con la comparsa del bottone mammario e quindi vi saranno ben due segni fisici evidenti, mentre nel maschio tale picco si manifesta generalmente quando il volume testicolare raggiunge il volume di 8 ml.

Accrescimento staturale

Lo scatto puberale si osserva nei maschi tra i 12 e i 17 anni, con un picco più evidente tra i 13 e i 15 anni: nell’anno di maggior sviluppo il ragazzo presenta spesso un aumento staturale maggiore di 10 cm. Nelle ragazze avremo invece un anticipo di tali fenomeni (scatto tra i 9 anni e mezzo e i 14 anni e mezzo e picco tra gli 11 e i 13 anni ) con un guadagno staturale massimo di circa 9 cm nell’anno di maggior crescita.

Il menarca si manifesta in media 2 anni dopo la comparsa del bottone mammario, rappresentando anch’esso un fenomeno di facile rilevazione in ambito familiare, e la sua comparsa si associa frequentemente ad un marcato rallentamento della velocità di crescita.

Per quanto riguarda il sesso maschile, ancora una volta, l’eiaculazione, che generalmente compare tra i 12 anni e mezzo e i 14 anni, non rappresenta un fenomeno così macroscopicamente evidente.

Da tutto ciò ne consegue a volte una oggettiva difficoltà da parte dei genitori di identificare, soprattutto per i figli maschi, quando e se il processo puberale è comparso e come sta procedendo, e ciò soprattutto in un’ottica di valutare la crescita staturale che, come abbiamo visto, è intimamente correlata alla pubertà. Il controllo periodico da parte del Pediatra potrà quindi dare informazioni utili al riguardo e permetterà di approfondire con appositi esami quelle condizioni che si discostano dalla norma e, se necessario, impostarne la corretta terapia.

Obesità nel bambino: cause ed interventi

La prevalenza dell’obesità infantile è più che raddoppiata negli ultimi 30 anni e rappresenta attualmente una vera emergenza sociale a causa delle gravi conseguenze a breve e lungo termine. Il bambino obeso infatti  nel 50-100% dei casi lo sarà anche nell’età adulta, esponendosi così al rischio di gravi complicanze che riducono l’aspettativa di vita. Inoltre recenti studi hanno evidenziato che molte di queste complicanze, quali diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, respiratorie ed ortopediche compaiono già durante l’età dello sviluppo, a volte in modo evidente, altre  agendo in modo subdolo e rilevabile solo attraverso appositi strumenti e misurazioni. Tali complicanze si è visto che saranno tanto più frequenti e tanto più gravi quanto più precocemente il bambino raggiungerà un peso patologico  e quanto maggiore sarà l’eccesso ponderale.

In Italia la prevalenza di sovrappeso ed obesità appare particolarmente elevata se confrontata a quella di altri Paesi Europei (e paragonabile solo a Spagna e Grecia) osservandosi circa il 21% di bambini sovrappeso ed un 9% di bambini francamente obesi (tra cui circa il 2% affetto da obesità grave).

Fattori di rischio per l’obesità nel bambino

I fattori di rischio per la comparsa di obesità  in età pediatrica sono molteplici

-avere un peso alla nascita inferiore alla norma o, al contrario, con un peso eccessivo

-scarso o nullo allattamento al seno

-introduzione di cibi alternativi al latte (svezzamento) prima dei 6 mesi di vita

-eccessiva crescita ponderale nei primi 5 anni (e soprattutto nei primi 2)

-presenza di obesità nei genitori

-basso livello socio culturale della famiglia

-appartenere all’etnia asiatica o africana

Esistono poi alcuni fattori legati alla storia familiare del bambino che rendono più probabile e più precoce la comparsa delle complicanze dell’obesità, in particolare se esistono in famiglia casi di diabete (anche gestazionale), o alterazioni del metabolismo lipidico (per esempio colesterolo > 240 mg/dl) o casi di morte precoce (prima dei 55 anni) per malattie cardiovascolari.

Cause dell’obesità

Le cause dell’obesità sono generalmente legate all’alimentazione ed allo stile di vita con una discrepanza tra le calorie introdotte e quelle utilizzate, ma in una piccola quota di bambini (circa 2-3%)l’obesità è definita secondaria in quanto riconosce cause più complesse che devono essere prontamente riconosciute e trattate. E’ per esempio il caso di piccoli pazienti affetti da patologie genetiche o malattie endocrine (ipotiroidismo, patologie del surrene, altro).

Interventi

Ci troviamo quindi di fronte ad una patologia molto diffusa e che potenzialmente è capace di determinare danni  precoci ( i soldati ventenni deceduti durante la guerra in Vietnam presentavano già alterazioni arteriosclerotiche, per esempio); per tali motivi va affrontata con un lavoro di rete capace di attuarne efficacemente la prevenzione e la cura.

Sarà quindi compito del Pediatra di Famiglia la precoce individuazione dei soggetti in sovrappeso o francamente obesi attraverso un costante monitoraggio delle curve di crescita, con particolare attenzione ai bambini appartenenti alle categorie a rischio sopra elencate, effettuando, dove necessario, esami cosiddetti di 1° livello (esami ematici con studio della glicemia e dei lipidi, ecografia epatica, misurazione della pressione arteriosa). Sarà suo compito anche fornire ai genitori ed al bambino opportune informazioni su una alimentazione corretta e sulle strategie comportamentali da attuare per prevenire o curare l’eccesso ponderale.

Andranno invece inviati a personale sanitario dedicato ( Centri di secondo livello) i soggetti che presentano una obesità grave (BMI> 99° centile dopo i 5 anni)), o che è esordita nelle primissime epoche della vita (con il conseguente sospetto che si tratti di una obesità genetica), o ancora quei soggetti  che per il sovrappeso esprimano una situazione di disagio psicologico. Oppure che siano portatori di altri fattori di rischio, per esempio avere assunto terapie che incrementano l’appetito ( come il cortisone) o aver presentato un  rallentamento della velocità di crescita o un  ritardo nella comparsa della pubertà.

coronavirus bambino pediatra roma eur

L’infezione da Coronavirus nel bambino

L’attuale pandemia da Coronavirus che sta impegnando i Sistemi Sanitari di tutto il mondo per il suo elevato tasso di morbilità e mortalità si sta dimostrando molto meno pericolosa nell’età pediatrica rispetto al resto della popolazione. Il motivo di questa “protezione” non è attualmente noto, ma si ipotizza che le frequenti infezioni respiratorie che si osservano nel bambino comportino una risposta immunitaria più efficace in quanto alcuni tipi di coronavirus  sono responsabili dei comuni raffreddori dell’infanzia.

Sintomi

La sintomatologia nel bambino appare generalmente meno grave e frequenti sono i casi asintomatici o con sintomatologia sfumata: banali affezioni delle alte vie respiratorie ma anche sintomi gastrointestinali come vomito, diarrea, dolore addominale, spesso senza la comparsa di febbre.

La guarigione generalmente avviene nel corso di 1-2 settimane, raramente si assiste ad un interessamento delle basse vie respiratorie (polmonite interstiziale) che è la causa più frequente di morte nei pazienti adulti.

I bambini più a rischio di progressione sono quelli con pregresse patologie come malformazioni cardiache o polmonari, malnutrizione grave o deficit immunitari.

La prevenzione si attua applicando le correnti normative che raccomandano l’igiene personale e di evitare i contatti non strettamente necessari. La sanificazione di oggetti può avvenire attraverso  l’esposizione al calore ( 56°C per 30 minuti) o detergendo gli oggetti con alcool al 75% o con prodotti disinfettanti contenenti cloro ( Amuchina e simili); utile anche l’esposizione ai raggi solari.

Raccomandazioni per il benessere psicologico

Per evitare che nel bambino si crei un eccessivo stato di disagio sono state pubblicate delle raccomandazioni da un gruppo di psicologi esperti nelle situazioni di emergenza (CISOM):

-evitare una sovraesposizione del bambino a notizie allarmanti date dai media (televisione, radio, social) così come quelle captate dai discorsi degli adulti conviventi

-rispondere alle domande poste dal bambino con linguaggio adeguato all’età, cercando di capire esattamente cosa il bambino vuole sapere, eventualmente facendolo aiutare attraverso il disegno

-mantenere una certa continuità con le abitudini esistenti, per esempio riguardo l’orario dei pasti e del sonno

-mostrarsi coerenti, con il proprio comportamento, alle disposizioni date dalle Istituzioni.

La situazione attuale consiglia di affrontare questa pandemia attenendosi strettamente  alle raccomandazioni vigenti in tema di prevenzione anche in età pediatrica, in quanto, pur essendo i bambini a rischio ridotto di complicanze, proprio per la frequente scarsità di sintomi essi rappresentano una importante fonte di contagio per i soggetti conviventi, in particolare se anziani e/ o con patologie pre-esistenti.

latte materno pediatra roma eur

L’allattamento al seno

L’importanza dell’allattamento al seno per il benessere della mamma e del bambino è sottolineata nelle  linee guida di importanti associazioni scientifiche tra cui la Società Italiana di Pediatria, il Ministero della Salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Benefici materni

Oltre a favorire il normale attaccamento con il proprio neonato, l’allattamento comporta per la mamma numerosi benefici.

Per esempio la aiuta a perdere il peso acquistato in gravidanza, provocando un dispendio calorico di circa 670 Kcal al giorno; quindi, aggiungendo alla dieta usuale le 500 Kcal raccomandate per l’allattamento, il rimanente (circa 170 kcal/die) verrà sottratto dai depositi di grasso.

La donna che allatta riduce inoltre il rischio personale  di sviluppare nelle età successive osteoporosi ed  alcuni tipi di tumore al seno ed all’ovaio.

Infine non bisogna dimenticare il beneficio economico e l’innegabile  praticità: il latte materno è a costo zero, sempre pronto alla richiesta del bambino e caldo al punto giusto.

Benefici per il bambino

I vantaggi per il neonato sono ancora maggiori ed appaiono evidenti sia nell’immediato che nel lungo termine: ecco i principali.                                                                                                             

Riduzione delle patologie infettive. Il lattante alimentato al seno presenta una incidenza ridotta di infezioni respiratorie e gastrointestinali grazie al passaggio di anticorpi materni e di altre sostanze immunitarie attraverso il latte, con un picco di concentrazione di fattori protettivi nel la produzione dei primi 2-3 giorni dopo il parto (cosiddetto colostro).      

– Da quanto sopra ne consegue una ridotta incidenza dell’enterocolite necrotizzante (NEC), grave patologia neonatale che richiede resezioni intestinali anche estese.                                                                                                                            

Riduzione delle patologie allergiche. Il bambino alimentato dalla nascita con latte materno esclusivo avrà una ridotta e/o ritardata incidenza di allergia al latte vaccino che si manifesta nel 2-6% dei soggetti pediatrici, soprattutto nel primo anno di vita. Il ruolo protettivo nei confronti di altri alimenti o di manifestazioni extra intestinali ( dermatite, asma, rinite, ecc) è controverso, esistendo numerosi lavori scientifici  a supporto di questa tesi , così come altri che non hanno ottenuto la stessa evidenza di protezione. Considerando però l’importanza della flora batterica intestinale nella modulazione immunitaria, e quindi anche nella risposta allergica, le caratteristiche chimiche del latte materno ed alcune sostanza in esso contenute favoriscono lo sviluppo di una flora “amica” (bifido batteri e lattobacilli) a fronte di germi anche potenzialmente patogeni (E. Coli, Clostridium difficile) che colonizzano l’intestino dei lattanti alimentati artificialmente.                                                                           

Ridotta insorgenza di obesità nelle età successive. Benché nei primi 4 mesi di vita il bambino alimentato al seno presenti una massa adiposa maggiore, nei mesi successivi si osserva una inversione della composizione corporea, con tendenza dell’allattato artificialmente a mantenere l’eccesso ponderale ed a sviluppare obesità. Le spiegazioni al riguardo sono molteplici, prima tra tutte l’eccesso proteico esistente nel latte vaccino rispetto a quello materno,che  stimola l’aumento numerico degli adipociti rendendo più facile l’immagazzinamento del grasso nelle età successive. L’alimentazione al biberon comporta inoltre al lattante meno fatica nella suzione e ciò si traduce spesso nell’ assunzione di quantità maggiori di latte rispetto al fabbisogno. A questo riguardo gioca un ruolo importante anche  la composizione del latte artificiale, che è sempre la medesima dall’ inizio alla fine della poppata, mente il latte materno varia la sua composizione nel corso della poppata stessa, aumentando la quota di grasso man mano che progredisce il pasto e determinando nel bambino un senso di sazietà più precoce.

Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il latte materno dovrebbe rappresentare l’unico alimento assunto dal bambino nei primi sei mesi di vita, età in cui è opportuno introdurre alimenti diversi per soddisfare le mutate necessità nutrizionali del bambino. Non esiste invece un limite massimo che ne sconsigli il proseguimento nel tempo, lasciando  mamma e bambino liberi di scegliere assieme fino a quando continuare con questo atto di nutrizione e d’amore con il supporto del proprio pediatra.

tiroidite endocrinologa roma eur

La tiroidite in età evolutiva

La tiroidite rappresenta, assieme al Diabete di tipo 1, la più frequente patologia autoimmune del bambino e dell’adolescente. Rara prima dei 6 anni di età, si presenta nel 2-3% dei bambini in età scolare per poi aumentare ulteriormente in adolescenza. Tale frequenza può apparire elevata se confrontata con le percentuali riportate negli anni precedenti, ma è probabilmente legata ad una diagnosi più tempestiva attraverso il ricorso sempre più diffuso ad esami ecografici della tiroide.

Presenta spesso una predisposizione familiare e viene diagnosticata attraverso il reperto ecografico di una tiroide disomogenea ed ipoecogena, associato nel 95% dei casi alla presenza di anticorpi specifici anti TPO (tireoperossidasi) ed anti TG (tireoglobulina): i primi sono più specifici ma a volte tardivi, quelli anti TG compaiono più precocemente ma si riscontrano spesso anche in individui sani. Frequentemente al momento della diagnosi la tiroide appare di volume normale, e solo nelle forme più avanzate si può riscontrare la presenza di gozzo.

La diagnosi viene sospettata sulla base di un ingrandimento visibile della tiroide o di sintomatologia legata ad una alterata funzione tiroidea. Al’esordio di malattia può essere presente una breve fase di ipertiroidismo per dismissione dell’ormone dai follicoli tiroidei danneggiati dal processo autoimmune. I sintomi più comuni sono nervosismo, tachicardia, insonnia, ridotto rendimento scolastico, diarrea.

Segue una fase di normale produzione ormonale che può durare un numero variabile di anni o anche tutta la vita, a volte associato ad un graduale ingrandimento della tiroide legato ad una maggiore stimolazione della tiroide da parte dell’ipofisi al fine di garantirne la funzione. La tiroide va incontro a profonde modificazioni della sua struttura legate al processo autoimmunitario e gradualmente il normale tessuto viene sostituito da tessuto fibroso (cicatriziale).

Quindi si verifica una graduale perdita della capacità di produrre ormoni tiroidei e possono comparire segni di ipotiroidismo che nel bambino sono rappresentati da rallentamento della velocità di crescita, aumento ponderale, astenia, sonnolenza, intolleranza al freddo, stipsi.

L’eventuale necessità di trattamento appare legata alle caratteristiche della funzionalità tiroidea al momento dell’osservazione (normale, aumentata, ridotta) ed è quindi importante monitorare nel tempo la produzione ormonale per ravvisare i primi segni di deterioramento della stessa ed iniziare una terapia sostitutiva. Contestualmente è opportuno seguire con controlli periodici la crescita e lo sviluppo puberale che sono fortemente influenzati dagli ormoni tiroidei.

Il controllo ecografico della tiroide viene effettuato con cadenza variabile a seconda delle caratteristiche riscontrate al precedente esame. Il grave sovvertimento della struttura della ghiandola è spesso responsabile, infatti, della comparsa di immagini che possono essere scambiati per noduli (cosiddetti pseudo noduli) che vanno monitorati nel tempo per la possibile, se pur rara, degenerazione in senso tumorale.

Infine, trattandosi di una patologia autoimmune, i soggetti affetti presentano una maggiore incidenza di patologie dello stesso tipo che spesso si riscontrano anche nei parenti.  Tra queste le più frequenti sono la celiachia (che va sempre ricercata al momento della diagnosi) ma anche il diabete di tipo 1, la vitiligine e l’alopecia.

insonnia bambini pediatra roma eur

Insonnia: rimedi per bambini e adolescenti

Il sonno rappresenta un importante regolatore di numerose funzioni dell’organismo  a partire dalla riorganizzazione delle esperienze vissute durante la giornata  in modo che queste possano essere utilizzate come mappe che guideranno il successivo comportamento. Ma i disturbi del sonno possono influire negativamente su molte altre funzioni, causando interferenza nei processi di crescita, riduzione delle difese immunitarie, sonnolenza e scarsa capacità di concentrazione diurna (con conseguenze sul rendimento scolastico e maggiore incidenza di traumi), predisposizione all’obesità ed al diabete, aumentato rischio di sviluppare disturbi del comportamento (quali  ADHD, disturbo oppositivo-provocatorio, depressione), e, in adolescenza,  tendenza all’abuso (alcool, cannabis ed altre droghe) e maggiore incidenza di depressione ed intenzioni suicidarie.

Insonnia: un problema comune di bambini, adolescenti e adulti

Secondo quanto recentemente riportato dalla Società Italiana di Pediatria, i disturbi del sonno colpiscono circa il 25% dei bambini sotto i 5 anni, ed il 10-12 %  di quelli con età compresa tra 6 anni e l’adolescenza, con una incidenza che è salita vertiginosamente soprattutto negli ultimi 20-30 anni e che appare legata a ritmi di vita frenetici , prolungato uso di luci artificiali ed utilizzo improprio degli strumenti elettronici. Circa il 25-30% dei disturbi del sonno del bambino è rappresentato dall’insonnia, una percentuale analoga dalle parasonnie ( come per esempio pavor nocturnus, sonnambulismo, bruxismo) ed il rimanente da una miscellanea che comprende patologie predisponenti  tra le quali la più frequente è rappresentata dalle apnee ostruttive ( da ipertrofia tonsillare o adenoidea, malformazioni, altro). Nel complesso tali disturbi determinano una cattiva qualità e/o quantità del sonno del bambino con difficoltà di addormentamento, risvegli precoci, ridotto numero di ore di sonno effettivo, suscitando preoccupazione e disagio nei genitori e conseguente frequente ricorso a consulti pediatrici.

Insonnia nei bambini: l’importanza della familiarità dei disturbi del sonno

Dopo avere escluso l’esistenza di cause patologiche, si procede alla valutazione di una eventuale familiarità e del  contesto familiare, soprattutto per quanto riguarda la figura materna che è generalmente la principale figura  accudente. In un circolo vizioso in cui non è facile scindere la causa dall’effetto risulta che una percentuale fino al 38% delle madri di “cattivi dormitori”  presenta  sintomi nevrotici o depressivi e ben l’85% sviluppa sentimenti ambivalenti nei confronti del bambino a causa dell’elevata quota di stress  correlato alla gestione del problema.

La terapia dei disturbi del sonno dei bambini si avvale in prima linea di tecniche comportamentali da attuare in ambito familiare, e solo in caso di loro insuccesso, e di disagio grave da parte del bambino e/o della famiglia, si ricorre a farmaci ipnotici, ricordando però che il loro uso in età pediatrica è estrapolato dalle indicazioni relative all’adulto, mancando studi adeguati nelle fasce di età più basse.

L’applicazione al bambino di  determinate regole  rappresenta un aiuto efficace per ridurre i disturbi del sonno  se già presenti, o ancora meglio, per prevenirne l’insorgenza .                                                                 

Nel neonato e nel lattante  inizieremo quindi con l’evitare la condivisione del letto con i genitori,  e, appena possibile, della loro stanza , facendo dormire il bambino  sempre nello stesso ambiente che dovrà essere tranquillo, con poca luce e lontano da rumori eccessivi.                                              

Insonnia infantile: lo sviluppo del ciclo sonno veglia    

A partire dai 3-4 mesi, età in cui inizia a svilupparsi il ritmo sonno-veglia,  è opportuno che il piccolo venga messo nel suo letto sempre alla stessa ora, evitando di accorrere  prendendolo in braccio al primo richiamo  nei risvegli, consentendogli invece un po’ di tempo per rasserenarsi autonomamente. Sempre a partire da questa età sarà opportuno dissociare il sonno dall’alimentazione, staccando il bambino dal biberon o dal seno quando sta per addormentarsi  e mettendolo nel lettino.

E’ anche opportuno non offrire automaticamente cibo o bevande durante i risvegli ma solo quando si intuisce una reale  richiesta in tal senso dal momento che il più delle volte il bambino vuole soltanto la presenza di una persona cara accanto a se.                                                                                                                                                                        Per il bambino in età scolare è opportuno mantenere un orario il più possibile regolare per i  pasti  così come per il sonno . Dal punto di vista alimentare  evitare l’assunzione di sostanze eccitanti quali te,  cioccolata e bibite contenenti  teina o caffeina dopo le ore 16, e non assumere una  alimentazione eccessiva la sera, privilegiando cibi ricche di fibre e triptofano (precursore della melatonina) come carni bianche, pesce azzurro, verdure verdi, legumi e cereali.

Molto importante poi è evitare dopo cena  l’uso di tablet o altri dispositivi elettronici che,  mantenendo il livello di attenzione elevato, interferiscono con il fisiologico decremento dell’attività cerebrale che rappresenta un pre requisito per abbandonarsi al sonno.

Insonnia, pediatria e endocrinologia a Roma EUR e Trastevere

Per richiedere una consulenza medica presso lo studio di Roma Eur e Trastevere: 3472741274

bambino non cresce

Il bambino che non cresce

La bassa statura in età pediatrica può riconoscere molteplici cause patologiche tra cui malattie croniche (particolarmente frequente la celiachia), ipotiroidismo, deficit di GH, alterazioni del numero e/o della struttura dei cromosomi. Più frequentemente però è legata a condizioni che sono da ritenere semplici varianti di crescita, come la Bassa Statura Familiare ed il Ritardo Costituzionale di Crescita, caratterizzate da un pattern accrescitivo più lento al termine del quale la statura finale sarà proporzionata al bersaglio genetico.

Il problema può essere rilevato dal pediatra durante i periodici bilanci di salute del bambino in caso di rallentamento della velocità di crescita o di una variazione evidente rispetto alla statura attesa calcolata sull’altezza dei genitori. Oppure sono i genitori stessi che, spesso con l’ingresso del bambino a scuola, notano una differenza di altezza rispetto ai coetanei.

L’individuazione corretta della causa dei ritardi di crescita è necessaria non solo per il trattamento tempestivo di eventuali cause patologiche ma anche, più spesso, per evitare che si instauri uno stato di disagio emotivo nei genitori, che temono una malattia, e nel bambino, che può sentirsi inadeguato rispetto ai compagni.

Il corretto iter da seguire richiede per prima cosa di accertare se il problema sussiste realmente, ovvero se la statura del bambino si colloca al di sotto del 3° percentile delle curve di crescita, o se, anche se superiore a tale limite, si discosta in modo evidente dal bersaglio genetico; o ancora, soprattutto, se si è verificato un rallentamento della velocità di crescita ( che varia a seconda dell’età del bambino).

Se viene accertata la sussistenza di una bassa statura il passo successivo consiste nell’indagare il pattern di crescita e di sviluppo puberale dei genitori alla ricerca di elementi comuni che possano indirizzare verso una diagnosi di Ritardo Costituzionale di Crescita.

Contestualmente il bambino dovrà essere oggetto di un accurato esame obiettivo per evidenziare eventuali segni clinici patologici che solo raramente indirizzano verso una causa endocrina (ipotiroidismo, deficit di GH, altre patologie più rare) e quindi procedere con i relativi accertamenti. Più spesso questi ultimi non appaiono però necessari e la situazione va solo monitorata nel tempo per confermare l’ipotesi di una normale variante di crescita o, al contrario, per cogliere tempestivamente elementi di sospetto.