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L’infezione da Coronavirus nel bambino

L’attuale pandemia da Coronavirus che sta impegnando i Sistemi Sanitari di tutto il mondo per il suo elevato tasso di morbilità e mortalità si sta dimostrando molto meno pericolosa nell’età pediatrica rispetto al resto della popolazione. Il motivo di questa “protezione” non è attualmente noto, ma si ipotizza che le frequenti infezioni respiratorie che si osservano nel bambino comportino una risposta immunitaria più efficace in quanto alcuni tipi di coronavirus  sono responsabili dei comuni raffreddori dell’infanzia.

Sintomi

La sintomatologia nel bambino appare generalmente meno grave e frequenti sono i casi asintomatici o con sintomatologia sfumata: banali affezioni delle alte vie respiratorie ma anche sintomi gastrointestinali come vomito, diarrea, dolore addominale, spesso senza la comparsa di febbre.

La guarigione generalmente avviene nel corso di 1-2 settimane, raramente si assiste ad un interessamento delle basse vie respiratorie (polmonite interstiziale) che è la causa più frequente di morte nei pazienti adulti.

I bambini più a rischio di progressione sono quelli con pregresse patologie come malformazioni cardiache o polmonari, malnutrizione grave o deficit immunitari.

La prevenzione si attua applicando le correnti normative che raccomandano l’igiene personale e di evitare i contatti non strettamente necessari. La sanificazione di oggetti può avvenire attraverso  l’esposizione al calore ( 56°C per 30 minuti) o detergendo gli oggetti con alcool al 75% o con prodotti disinfettanti contenenti cloro ( Amuchina e simili); utile anche l’esposizione ai raggi solari.

Raccomandazioni per il benessere psicologico

Per evitare che nel bambino si crei un eccessivo stato di disagio sono state pubblicate delle raccomandazioni da un gruppo di psicologi esperti nelle situazioni di emergenza (CISOM):

-evitare una sovraesposizione del bambino a notizie allarmanti date dai media (televisione, radio, social) così come quelle captate dai discorsi degli adulti conviventi

-rispondere alle domande poste dal bambino con linguaggio adeguato all’età, cercando di capire esattamente cosa il bambino vuole sapere, eventualmente facendolo aiutare attraverso il disegno

-mantenere una certa continuità con le abitudini esistenti, per esempio riguardo l’orario dei pasti e del sonno

-mostrarsi coerenti, con il proprio comportamento, alle disposizioni date dalle Istituzioni.

La situazione attuale consiglia di affrontare questa pandemia attenendosi strettamente  alle raccomandazioni vigenti in tema di prevenzione anche in età pediatrica, in quanto, pur essendo i bambini a rischio ridotto di complicanze, proprio per la frequente scarsità di sintomi essi rappresentano una importante fonte di contagio per i soggetti conviventi, in particolare se anziani e/ o con patologie pre-esistenti.

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La tiroidite in età evolutiva

La tiroidite rappresenta, assieme al Diabete di tipo 1, la più frequente patologia autoimmune del bambino e dell’adolescente. Rara prima dei 6 anni di età, si presenta nel 2-3% dei bambini in età scolare per poi aumentare ulteriormente in adolescenza. Tale frequenza può apparire elevata se confrontata con le percentuali riportate negli anni precedenti, ma è probabilmente legata ad una diagnosi più tempestiva attraverso il ricorso sempre più diffuso ad esami ecografici della tiroide.

Presenta spesso una predisposizione familiare e viene diagnosticata attraverso il reperto ecografico di una tiroide disomogenea ed ipoecogena, associato nel 95% dei casi alla presenza di anticorpi specifici anti TPO (tireoperossidasi) ed anti TG (tireoglobulina): i primi sono più specifici ma a volte tardivi, quelli anti TG compaiono più precocemente ma si riscontrano spesso anche in individui sani. Frequentemente al momento della diagnosi la tiroide appare di volume normale, e solo nelle forme più avanzate si può riscontrare la presenza di gozzo.

La diagnosi viene sospettata sulla base di un ingrandimento visibile della tiroide o di sintomatologia legata ad una alterata funzione tiroidea. Al’esordio di malattia può essere presente una breve fase di ipertiroidismo per dismissione dell’ormone dai follicoli tiroidei danneggiati dal processo autoimmune. I sintomi più comuni sono nervosismo, tachicardia, insonnia, ridotto rendimento scolastico, diarrea.

Segue una fase di normale produzione ormonale che può durare un numero variabile di anni o anche tutta la vita, a volte associato ad un graduale ingrandimento della tiroide legato ad una maggiore stimolazione della tiroide da parte dell’ipofisi al fine di garantirne la funzione. La tiroide va incontro a profonde modificazioni della sua struttura legate al processo autoimmunitario e gradualmente il normale tessuto viene sostituito da tessuto fibroso (cicatriziale).

Quindi si verifica una graduale perdita della capacità di produrre ormoni tiroidei e possono comparire segni di ipotiroidismo che nel bambino sono rappresentati da rallentamento della velocità di crescita, aumento ponderale, astenia, sonnolenza, intolleranza al freddo, stipsi.

L’eventuale necessità di trattamento appare legata alle caratteristiche della funzionalità tiroidea al momento dell’osservazione (normale, aumentata, ridotta) ed è quindi importante monitorare nel tempo la produzione ormonale per ravvisare i primi segni di deterioramento della stessa ed iniziare una terapia sostitutiva. Contestualmente è opportuno seguire con controlli periodici la crescita e lo sviluppo puberale che sono fortemente influenzati dagli ormoni tiroidei.

Il controllo ecografico della tiroide viene effettuato con cadenza variabile a seconda delle caratteristiche riscontrate al precedente esame. Il grave sovvertimento della struttura della ghiandola è spesso responsabile, infatti, della comparsa di immagini che possono essere scambiati per noduli (cosiddetti pseudo noduli) che vanno monitorati nel tempo per la possibile, se pur rara, degenerazione in senso tumorale.

Infine, trattandosi di una patologia autoimmune, i soggetti affetti presentano una maggiore incidenza di patologie dello stesso tipo che spesso si riscontrano anche nei parenti.  Tra queste le più frequenti sono la celiachia (che va sempre ricercata al momento della diagnosi) ma anche il diabete di tipo 1, la vitiligine e l’alopecia.